Comune di Prato


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Con circolare n. 505/2018 (disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa della varietà Cannabis sativa) il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali (Mipaaf) ha chiarito la portata e le regole di attuazione dalla Legge 242/2016, recante disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa, vigente dal 14 gennaio 2017. La circolare ribadisce che la coltivazione è consentita senza necessità di autorizzazione, richiesta, invece, per la coltivazione di canapa ad alto contenuto di Delta-9-tetraidrocannabinolo e Delta-8-trans-tetraidrocannabinolo (THC), per gli usi consentiti dalla legge.

La Legge 242/2016 riguarda:
 a) la disciplina della coltivazione e della trasformazione;
 b) l'incentivazione dell'impiego e del consumo finale di semilavorati di canapa provenienti da filiere prioritariamente locali;
 c) lo sviluppo di filiere territoriali integrate che valorizzino i risultati della ricerca e perseguano l'integrazione locale e la reale       sostenibilità economica e ambientale;
 d) la produzione di alimenti, cosmetici, materie prime biodegradabili e semilavorati innovativi per le industrie di diversi settori;
 e) la realizzazione di opere di bioingegneria, bonifica dei terreni, attività didattiche e di ricerca.

Nel documento sono richiamate le specifiche della legge e i parametri da rispettare ai fini della coltivazione con espresso riferimento al tasso di THC il cui limite rimane invariato a 0,2% della canapa greggia così come previsto da regolamento europeo. Qualora all'esito del controllo il contenuto complessivo di THC della coltivazione risulti superiore allo 0,2% ed entro il limite dello 0,6%, nessuna responsabilità è posta a carico dell'agricoltore. In caso venga accertato che il contenuto di THC sia superiore al limite dello 0,6%, l'autorità giudiziaria può disporre il sequestro o la distruzione delle coltivazioni di canapa. 
A questo si aggiungono le specifiche riguardanti la normativa della coltivazione della canapa nell'ambito del settore florovivaistico

In questo caso si precisa che:
 1.      È consentita la riproduzione di piante di canapa esclusivamente da seme certificato. 
 2.      Non è contemplata la riproduzione per via agamica di materiale destinato alla produzione per successiva commercializzazione di prodotti da essa derivati.
 3.      Secondo quanto disposto dall'articolo 3, della legge n. 242 del 2016, il vivaista deve conservare il cartellino della semente certificata e la relativa documentazione di acquisto, per un periodo non inferiore a 12 mesi, e, in ogni caso, per tutta la durata della permanenza della semente stessa presso l'azienda vivaistica di produzione. 
 4.      La vendita delle piante a scopo ornamentale è consentita senza autorizzazione.
 5.      L'attività vivaistica è altresì regolamentata dagli articoli 19 e 20 del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 214, in attuazione della Direttiva 2000/29/CE concernente le misure di protezione contro l'introduzione e la diffusione nella Comunità di organismi nocivi ai vegetali o ai prodotti vegetali.
 6.      Le importazioni a fini commerciali di piante di canapa da altri paesi non rientrano nell'ambito di applicazione della legge n. 242 del 2016 e, in ogni caso, devono rispettare la normativa dell'Unione europea e nazionale vigente in materia.

Con specifico riguardo alle infiorescenze della canapa, si precisa che queste, pur non essendo citate espressamente dalla Legge 242/2016, né tra le finalità della coltura, né tra i suoi possibili usi, rientrano nell'ambito delle coltivazioni destinate al florovivaismo, purché tali prodotti derivino da una delle varietà ammesse, iscritte nel Catalogo comune delle varietà delle specie di piante agricole, il cui contenuto complessivo di THC della coltivazione non superi i livelli stabiliti dalla normativa, e sempre che il prodotto non contenga sostanze dichiarate dannose per la salute dalle Istituzioni competenti.

 

In tempi recenti, composti contenenti THC sono stati autorizzati per usi terapeutici, soprattutto nella terapia del dolore.

 

E' consentito l'uso per l'alimentazione umana di: 

  • semi di canapa;
  • farina ottenuta da semi di canapa;
  • olio ottenuto da semi di canapa.

Il Ministero della Salute recentemente ha promosso un programma di campionamento dei prodotti presenti sul mercato per verificare che il livello di THC sia sotto il limite massimo stabilito, a garanzia della sicurezza di tali prodotti.

 

Non è consentita la commercializzazione di foglie e inflorescenze della canapa, nè direttamente nè tramite distributori automatici, perchè è in tali parti della pianta che si rivela la più alta concentrazione di THC e di cannabinoidi (altre sostanze psicoattive).

 

In campo cosmetico sono utilizzati gli oli di canapa, per l'alto contenuto di acidi grassi insaturi, che hanno azione antiossidante; l'olio di canapa ha un’elevata fluidità, penetra molto facilmente, ed è per questo un eccellente olio da massaggio; in cosmesi è presente come ingrediente "anti-aging" in prodotti destinati al trattamento di pelli secche, disidratate, senescenti. Gli oli derivano dai semi della canapa privi di per sé di cannabinoidi, pertanto escludibili dal DPR 309/90 (se non per l’eventuale presenza accidentale da contaminazione di altre parti della pianta). A volte le creme sono integrate però con cannabinoidi attivi, anche se in percentuali “light” (la L. 242/2016 permette la coltivazione della canapa sotto lo 0,2% di THC), per aumentarne gli effetti antiinfiammatori. In particolare per questi ultimi, si resta attesa della decisione del Ministero.

 

Per quanto riguarda i vapori e quindi l'uso nelle sigarette elettroniche della cannabis ”ligth”, detto  uso parrebbe ricondursi ad un uso “ricreativo", che come tale risulta illecito.

 

Allegati e documenti

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Altre informazioni utili

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Data ultima revisione dei contenuti della pagina: 11.07.2018

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